Svegliatemi quando il 3 novembre sarà finito

9 settembre 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Ci eravamo lasciati a inizio agosto, con la testa comodamente nascosta sotto la sabbia. Ora che però l’estate volge al termine i richiami per tirarla fuori iniziano a essere più pressanti, anche se la tentazione di lasciarla lì fino alle elezioni Usa del prossimo 3 novembre (o magari fino all’insediamento presidenziale del 20 gennaio) è alta. La visita delle scorse settimane del ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha riportato al centro dell’attenzione il tema geopolitico, persino in un’Italia tutta concentrata sulle elezioni regionali del 20-21 settembre. E una serie di dossier, a partire da quello sul 5G, attendono una soluzione.

L’eleganza dello struzzo

4 agosto 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Sarà l’estate, sarà la fase tre, saranno le elezioni regionali di settembre, sarà la nuova stretta sui migranti. Oppure sarà quello che nell’ultima puntata di Katane Giulia Pompili definisce “effetto struzzo” (definizione di cui Go East si appropria con un riferimento direttamente nel titolo). Fatto sta che sulla Cina pare che l’Italia abbia premuto il tasto “pausa”. Aspettiamo e speriamo, domani è un altro giorno. Frasi da relazioni complicate, come quella tra Luigi Di Maio e la stessa Cina, dopo il pressing statunitense e gli incontri molto d’establishment transatlantico ed europeista dello stesso ministro degli Esteri. Esempio plastico di tutto ciò la duplice versione del colloquio telefonico con l’omologo cinese Wang Yi. Da una parte si parla di “richiami a trattare Pechino in modo corretto e positivo” nel quadro delle tensioni tra potenze globali, dall’altra si citano: il rilancio del partenariato economico e l’export di prodotti agroalimentari; la lotta al Covid-19 e la cooperazione globale per un vaccino; la transizione digitale; la situazione a Hong Kong e la tutela dell’autonomia.

Le idi di Maio

20 luglio 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Vi ricordate il Luigi Di Maio dei gilet gialli e del presidente Ping? Ora sembra essercene uno completamente nuovo. Le telefonate con Mike Pompeo sul 5G, gli incontri con Mario Draghi e Gianni Letta, il rafforzamento dell’Unione europea. Una svolta che traspare dall’intervista a Il Foglio di lunedì scorso. Intervista nella quale, per i temi che qui ci interessano: chiede una normativa a livello europeo sul 5G, rivendica la legge continentale più stringente in materia, esprime “seria preoccupazione” sulla scelta cinese su Hong Kong, tema su cui chiede di “preservare la stabilità, la prosperità, l’autonomia e i diritti fondamentali” del modello un paese e due sistemi, parla di “difesa e rispetto dei diritti umani e tutela delle minoranze etniche, anche con particolare riferimento allo Xinjiang”. E poi ripete quello che dice da tempo: ”Gli Stati Uniti sono il nostro alleato principale e la nostra collocazione è questa”, ma ”le relazioni internazionali sul piano politico ed economico nel mondo globalizzato di oggi non si possano basare sul principio di esclusività o di alternatività, la nostra economia e soprattutto il nostro export hanno bisogno di tutti i mercati”. E aggiunge: ”Ricordiamoci sempre che questo non può mai mettere in dubbio la nostra collocazione internazionale, che è nella Nato e nell’Unione Europea di cui siamo un Paese fondatore”. Di Maio ha ribadito la posizione su Hong Kong durante un question time alla Camera: “L’adozione e l’applicazione della nuova legge rischiano di minare la tenuta del principio un paese, due sistemi’ che è alla base dell’elevato grado di autonomia, dell’indipendenza della magistratura, dello stato di diritto e del sistema di libertà e diritti fondamentali di Hong Kong”. A prima vista sembrerebbe quantomeno una parziale deroga al principio di non interferenza in materia di politica estera sempre applicato dal Movimento Cinque Stelle.

Movimenti 5G

13 luglio 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Mi si nota di più se annuncio il golden power oppure se lo esercito di nascosto? Questo il dilemma del governo Conte bis, che pare aver intrapreso la strada dell’esclusione di Huawei dalla costruzione dell’infrastruttura 5G. Condizionale d’obbligo, in una vicenda che di chiaro ha poco o nulla e che nella settimana appena conclusa si è guadagnata suo malgrado le luci della ribalta dopo oltre un anno di negoziati, piani, programmi e pressioni internazionali (e dopo che se n’è parlato molto anche in Germania, Francia e Regno Unito). La scorsa settimana Luigi Di Maio (a cui Maurizio Milani ha dedicato un suo Innamorato fisso) ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Lewis Eisenberg. Incontro che, sommato alla precedente telefonata di Mike Pompeo, avrebbe fatto sorgere il dubbio nel Movimento Cinque Stelle sull’opportunità di un clamoroso cambio di rotta dopo anni di vicinanza al colosso cinese. Si tratta di un tema cruciale che, come sostiene Simone Pieranni, deciderà il vincitore della guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina.

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