Italia, Usa, Cina e la lottizzazione geopolitica

13 ottobre 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Taranto. “Stiamo parlando di una società leader mondiale che promuove il Made in Italy, assolutamente italiana, il management è rimasto italiano, gli stabilimenti sono in Italia, i lavoratori sono in Italia, il know how è italiano. Se poi c’è una partecipazione straniera ed abbiamo deciso, da oggi, che dobbiamo sovietizzare il sistema economico, non sono d’accordo”. Firmato Giuseppe Conte. Sono le parole con cui il premier commenta la partecipazione cinese nel gruppo Ferretti. Perché Conte si occupa degli investitori di Ferretti? Perché il gruppo si insedierà a Taranto per la costruzione di yacht all’interno dello scalo ex Belleli, un’area di 220mila metri quadri all’interno del porto. E perché la vicenda è finita all’attenzione del Copasir, guidato dal leghista Raffaele Volpi, che ha nel mirino gli investimenti del Dragone nelle infrastrutture italiane. 

Nonostante le pressioni americane, il governo è andato avanti e ha firmato l’accordo per l’insediamento di Ferretti nell’area ex Belleli, con una concessione demaniale di 40 anni. Dopo che la zona sarà stata bonificata (compito che spetta al pubblico) il gruppo investirà 85 milioni di euro per costruire la sua settima fabbrica in Italia dove produrre nuovi scafi. Occupazione prevista: circa 400 lavoratori di cui la metà diretti.

Il senso dell’Italia tra Usa e Cina nel nuovo mondo bi(?)polare

29 settembre 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Mike Pompeo è in arrivo. Lo si sa da qualche settimana, ne abbiamo parlato diffusamente sette giorni fa su Go East. Se n’è continuato a parlare negli scorsi giorni. L’impressione è un po’ quella che stia tornando il Big Brother e i piccoli amici italiani debbano rassettare al meglio la tavola, sulla quale verrà poggiato un menu dalle caratteristiche già ben definite: le portate principali saranno tutte molto “cinesi”. 5G, Via della Seta, porti, magari spazio. A un mese e spiccioli dalle elezioni americane, il segretario di Stato Usa ribadirà al governo italiano la linea della Casa Bianca: niente sbandate sulla via di Pechino.

In realtà, quelle “sbandate”, o deviazioni di percorso, ci sono state eccome nel corso degli ultimi anni. Quantomeno a livello formale, con quell’adesione alla Belt and Road che dalle parti di Washington hanno interpretato (nostro malgrado) come un segnale d’allarme e non come un (giustificato) tentativo di colmare il divario commerciale che separa l’Italia da altri partner europei (che però quel memorandum non hanno mai avuto bisogno di firmarlo).

You (and you) better watch out, Mike Pompeo arriva in Italia

22 settembre 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Ci risiamo. L’Italia torna di nuovo al centro delle attenzioni di Stati Uniti e Cina. Non che l’attenzione fosse mai scomparsa, come dimostrano il caso Zhenhua e tanti altri dossier aperti nei quali il nostro paese deve barcamenarsi cercando di mantenere un complicato equilibrio tra Washington e Pechino. Un equilibrio che dalla Casa Bianca vogliono rompere in maniera definitiva, dopo averlo già pesantemente incrinato nei mesi scorsi, in seguito all’ingresso di Roma sulla Via della Seta.

Il 30 settembre Mike Pompeo torna in Italia. L’agenda del segretario di Stato Usa ha una doppia annotazione: Italia e Santa Sede. Sì, perché oltre ai rapporti del governo Conte con Pechino, in particolare in materia di 5G (e porti), Pompeo ha intenzione di provare a esercitare delle pressioni sul Vaticano affinché non finalizzi il rinnovo dell’accordo per la nomina dei vescovi. Pressioni destinate però ad andare a vuoto, visto che il cardinale Pietro Parolin ha più volte detto che Bergoglio è pronto a procedere. Già prima della partenza, Pompeo ha scritto un articolo in cui esorta la Santa Sede a non avvicinarsi al Partito Comunista Cinese per non mettere “a rischio la sua autorità morale”. Una “pesante intrusione”, secondo Wall Street Cina. Il rappresentante della politica estera a stelle e strisce comunque incontrerà Papa Francesco, che secondo Il Foglio non è l’obiettivo principale del suo attacco. Secondo Repubblica, un’altra ragione alla base della visita di Pompeo è quella della ricerca del voto dei cattolici per Trump in vista delle sempre più vicine elezioni americane del 3 novembre.

Italia e Cina, la via dei dati

15 settembre 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

La visita di Wang Yi a Roma di qualche settimana fa. Il summit in videoconferenza tra Xi Jinping e Unione europea di lunedì 14 settembre (qui una scheda ISPI sull’argomento). E poi il Consiglio del 24 e 25 settembre nel quale si deciderà la linea in merito a un accordo sugli investimenti che, improvvisamente, Pechino sembra volere in maniera più urgente di Bruxelles. In mezzo a questo calendario, la Cina torna a creare dibattito e polemiche anche in Italia. E lo fa dopo un’inchiesta de il Foglio, che ha analizzato “un mastodontico database ottenuto insieme con altre testate internazionali come il Telegraph, il Sunday Times, l’Indian Express, il Globe and Mail e l’Australian Financial Review”. Al centro del pezzo di Giulia Pompili c’è l’Okidb, Oversea Key Information DataBase, “uno strumento a disposizione di Pechino costruito dalla società Zhenhua della città di Shenzhen”. All’interno del database “compaiono 4.544 nomi e cognomi”, scrive Pompili. “La raccolta dei dati italiani sembra iniziare dal 2006” ed è divisa in tre categorie: persone politicamente esposte, i parenti o stretti collaboratori e le persone di interesse speciale. Tra i tanti nomi, si citano quelli di Enrico Letta, Laura Boldrini, Lia Quartapelle, Giulio Tremonti, Lisa Ferrarini (presidente del gruppo alimentare Ferrarini ed ex vicepresidente di Confindustria per l’Europa durante la presidenza Boccia), le famiglie Berlusconi e Renzi e tante altre figure del mondo politico, industriale e scientifico. Ma appaiono anche criminali e narcotrafficanti. “Diversamente dagli elenchi di altri paesi, anche europei, nella lista delle persone che hanno un’influenza politica in Italia non compaiono i politici con attuali ruoli di governo”, scrive ancora il Foglio.

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