Nuova Via del Dragone

16 marzo 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Si è riaperta dal cielo, attraverso un Airbus A-350 della China Eastern, la Nuova Via della Seta. Un volo che è insieme solidarietà, ringraziamento, ricordo, pragmatismo, astuzia, strategia. Quando si parla di Cina, ogni cosa ha mille sfaccettature, anche se stavolta la sfaccettatura principale è quella dell’aiuto. Mascherine, tute protettive, ventilatori polmonari e un team di nove medici sono arrivati in Italia con il primo volo diretto operato tra i due paesi dal 1° febbraio, da quando cioè il governo Conte bis aveva bloccato i collegamenti aerei con il “Regno di Mezzo” (misura che ora viene definita un “autogol” da Matteo Renzi in un’intervista a Il Foglio). Un volo che rappresenta l’inizio di una nuova fase dell’epidemia da coronavirus, in cui la Cina si propone come salvatrice del mondo, dopo averne rappresentato per qualche settimana il “grande malato”.

La teoria del caos

9 marzo 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Sono passate poco più di due settimane da quando sono stati scoperti i primi due focolai di COVID-19 in Italia, ma sembra passata un’era geologica. Due settimane in cui è successo di tutto. Si è passati con grande rapidità dal panico alla sottovalutazione. Per tornare di nuovo al panico, dopo che la sequenza dei numeri di contagi e vittime (qui l’ultimo bollettino disponibile e qui un confronto tra il contagio in Italia e in Cina) si è dimostrata (al momento) inarrestabile. Negli ultimi giorni si è probabilmente compresa la portata di un’epidemia che sta mettendo a dura prova l’Italia, a tutti i livelli: sanitario, politico, economico, sociale. E la discussione si sta spostando sulla possibilità o meno di replicare le misure di contenimento messe in campo dalla Cina, impresa non semplice in un sistema democratico.

La diplomazia del topo

2 marzo 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Finora l’anno del topo non è stato tra i più fortunati. E pensare che doveva essere anche l’anno della cultura e del turismo Italia Cina. Doveva, appunto, prima che il coronavirus (emergenza che sta dando almeno tre lezioni all’Italia) e tutto quanto accaduto dall’inizio dell’epidemia (tra cui l’invio di segnali discordanti a Pechino da parte del governo Conte bis) lo abbiano fatto dimenticare. Eppure, l’immagine del topo è tornata, anche se questa volta non c’entra lo zodiaco cinese. C’entra semmai Luca Zaia. Il governatore del Veneto, durante una diretta su Antenna 3-Nord Est, si è lanciato in una disamina sulla presunta superiorità igienica degli italiani rispetto ai cinesi: “Tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi”, ha dichiarato. La risposta dell’Ambasciata Cinese in Italia è stata misurata: “In un momento cruciale come questo, in cui Cina e Italia si trovano fianco a fianco ad affrontare l’epidemia, un politico italiano non ha risparmiato calunnie sul popolo cinese. Si tratta di offese gratuite  che ci lasciano basiti”, ha dichiarato il portavoce in una nota che non cita nemmeno Zaia per nome. “Ci consola il fatto che moltissimi amici italiani non sono d’accordo con tali affermazioni e, anzi, le criticano fermamente”, prosegue la nota. Il governatore leghista si è scusato due volte. Prima in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha sostenuto di essere stato frainteso. Poi in una lettera recapitata all’ambasciatore Li Junhua, resa pubblica su Twitter da Michele Boldrin. Zaia è stato criticato dai partiti di governo. In particolare dal Movimento Cinque Stelle. Vito Crimi lo ha accusato di “razzismo ripugnante” e domanda “quanti miliardi costerà” la sua battuta. Davide Crippa si è scusato “a none del popolo italiano” e Danilo Toninelli ha parlato di “stupido autogol”. Ma si è lamentato anche il Pd, compreso il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che ha rimproverato anche il collega lombardo, Attilio Fontana, che in un video ha annunciato di essersi messo in auto isolamento per la positività di una sua collaboratrice e ha indossato, o meglio ha provato a indossare, una mascherina (secondo Formiche si è trattato di un autogol). Ma c’è anche chi Zaia lo ha difeso. E’ il caso di Francesco Giro. “Il presidente ha sbagliato e si è scusato. Ma la Cina e in particolare il suo ambasciatore in Italia dovrebbero ammettere la grave responsabilità del ritardo con cui hanno lanciato l’allarme dei rischi di una possibile epidemia-pandemia”, ha dichiarato l’esponente di Forza Italia.

Il virus italiano

24 febbraio 2020, Go East: rassegna dei rapporti Italia - Cina (di Lorenzo Lamperti su China-Files.com)

Come si temeva, alla fine è successo: l’emergenza Covid-19 è arrivata anche in Italia. Lo ha fatto in maniera improvvisa, anche se non inaspettata, e deflagrante: 3 morti e oltre 150 casi confermati nel giro di 72 ore, con oltre 4 mila controlli con il tampone effettuati. Ma il numero crescerà. Tutto d’un tratto gli italiani si sono dovuti rendere conto che il coronavirus non era un qualcosa di esterno, come invece suggeriva la definizione “virus Cina” (o “virus cinese), ancora utilizzata da alcuni mezzi di informazione e sui social network. Un’indicazione geografica o etnica che ha aumentato i pregiudizi ma non la prevenzione. Il virus è arrivato, portando con sé panico, l’ammirevole impegno di chi è in prima linea, le immancabile polemiche politiche e (per non farsi mancare nulla) anche quelle scientifiche. Con Pechino che, sullo sfondo, muove qualche implicita critica a quello che è ancora adesso uno dei pochi paesi europei ad aver bloccato i collegamenti aerei diretti con la Cina. 

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